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Buon 2016 - L'unica rivista che arriva a tutti, ma proprio a tutti gli operatori del settore

In questo numero un “Reportage” attento di Marmomacc 2015, un’edizione doppiamente importante perché il suo mezzo secolo di storia sta rappresentando quanto i suoi promotori abbiano saputo destreggiarsi nel passato, prima ponendo una sfida vincente al mondo intero creando la prima fiera internazionale del marmo, poi nella sua lunga vita adeguandosi alle sfide di un mondo globalizzato.

L’esempio di come una città provinciale ed essenzialmente agricola abbia potuto raggiungere dei primati internazionali nel settore della produzione e commercializzazione dei prodotti lapidei, delle macchine per la loro lavorazione e creando in contemporanea un polo di attrazione come Marmomacc dovrebbe essere studiato e insegnato a scuola.
A un visitatore attento l’esposizione veronese, nella sua completezza di settori, può far comprendere l’andamento del mercato presente e futuro. Ad esempio se negli stand prevalgono marmi dalle sfumature delicate al posto di onici o graniti dai colori aggressivi, si può intuire in quali paesi è aumentata la domanda, mentre se è alta la richiesta di macchinari altamente tecnologici si può capire che è in corso una ripresa negli stati dove è in atto la ripresa, e invece all’opposto la grande richiesta di macchine usate o a bassa tecnologia fa intuire che si siano aperti mercati in aree povere o sottosviluppate.
Il mercato si evolve sempre più velocemente, ma gran parte degli imprenditori veronesi è riuscita ad adeguarsi proiettando i loro affari in tutto il mondo. Le parole come Dubai, Doha, Shangai, Mumbai, Las Vegas, sono ormai entrate nel linguaggio corrente del settore. Uomini che parlano perfettamente inglese, muniti di impeccabili valigette e leggerissimi computer, invadono le piazze più importanti del mondo del marmo anche se le loro conversazioni spesso riportano tipiche espressioni veronesi.
Il mondo intero si è appropriato di nomi come Verona e Carrara, ponendoli sopra stand situati in fiere turche e cinesi riconoscendo in questo modo il primato delle nostre produzioni, senza parlare di fabbriche del lontano oriente che non disdegnano di copiare i nomi di prestigiose aziende italiane di macchinari inclusi nella fusione i relativi marchi.
 
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